Tutti gli atti dell’Amministrazione Fiscale inviati tramite posta elettronica certificata (PEC), sono affetti da nullità insanabile della notifica dato che la legge non prevede questa forma di comunicazione e/o notificazione per agli accertamenti fiscali.
A sostenerlo è la Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la Sentenza n. 6087/2014.
Nessuna norma prevede ancora che la notifica degli accertamenti fiscali possa avvenire tramite PEC, e quindi questa modalità di notifica, uscendo dallo schema tradizionale, è nulla o meglio inesistente.
Secondo i giudici milanesi, le Amministrazioni Finanziarie (Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Agenzia del Demanio, ecc.) non possono notificare gli accertamenti fiscali e quelli di rettifica, tramite PEC, ma si dovranno avvalere dei sistemi tradizionali e cioè tramite il servizio postale o tramite gli “ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge” (art. 26, D.P.R. n. 602/1973).
Siamo a conoscenza che il problema è molto dibattuto e controverso, ma ci sia permesso di rimanere scettici nei confronti di questa Sentenza, soprattutto dopo aver letto quanto stabilito dal comma 1-bis, dell’art. 26 del D.P.R. n. 602/1973 (recante “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”), aggiunto dall’art. 38, comma 4, lett. b), del D.L. n. 78/2010, convertito dalla L. n. 122/2010, e precisamente che:
“La notifica della cartella può essere eseguita, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge. Tali elenchi sono consultabili, anche in via telematica, dagli agenti della riscossione. Non si applica l’articolo 149-bis del codice di procedura civile”.
Ricordiamo che la stessa Equitalia sta procedendo alla notifica delle cartelle di pagamento a mezzo P.E.C., sia nei confronti delle società che delle ditte individuali.