Tutte le società e le imprese individuali devono avere un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e devono chiederne l’iscrizione nel Registro delle imprese. 

La PEC deve, inoltre, essere attiva: non deve cioè essere scaduta né revocata. In caso contrario l’impresa ha l’obbligo di comunicare all’Ufficio del Registro delle imprese un nuovo indirizzo PEC dell’impresa.

Pertanto, se la PEC comunicata al Registro imprese: 

– risulta scaduta e non è rinnovabile o riattivabile;

– è stata revocata dal gestore;

– è stata cancellata d’ufficio dal Registro Imprese se risultante revocata, inattiva o inesistente,
l’impresa ha l’obbligo di comunicare al Registro delle Imprese un nuovo indirizzo PEC valido e attivo.

Infatti, l’ufficio del Registro delle imprese ha l’obbligo di verificare, con modalità automatizzate e con periodicità almeno bimestrale, se le PEC relative agli indirizzi iscritti nel Registro stesso risultino attive.
In caso negativo, l’ufficio dovrà invitare l’impresa interessata a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo di PEC 
entro un termine non superiore a dieci giorni, decorso il quale l’ufficio dovrà procedere alla cancellazione dell’indirizzo in questione.

L’impresa si troverebbe così priva di un indirizzo PEC. Da ciò discendono inevitabili conseguenze negative riguardanti le successive domande di iscrizione di fatti o di atti relativi all’impresa, che non potranno essere gestite. Saranno quindi “sospese” in attesa della comunicazione del nuovo indirizzo PEC e, in mancanza, verranno infine “rifiutate”, con conseguente applicazione della sanzione amministrativa e pecuniaria per l’omessa iscrizione di atti o notizie nel Registro delle imprese.

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